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FEDERICO FELLINI & NINO ROTA
2020, 100th anniversario della nascita di Federico Fellini

Intervista realizzata da Daniele Colombo inclusa nel libretto del CD de I Musici-Philips 416356-2
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Domanda: Quale fu la base della collaborazione esistita fra Lei ed il Maestro Rota per quasi trent’anni?

Fellini: La musica di Nino Rota era complementare alle mie storie e Nino era il musicista adatto a me. C'era una tale fusione fra il sentimento che permeava le immagini dei miei film e il sentimento che la sua musica esprimeva da farmi credere che quelle immagini nascevano forse già contenendo le melodie che così felicemente e con tanta grazia e spontaneità Nino ritrovava nel suo pianoforte. Così fra noi è nata subito una intesa profonda sul piano della collaborazione professionale e parallelamente una intesa ancora più profonda sul piano del sentimento dell'amicizia che si è rivelata subito come se il rapporto fosse già maturo, preesistente, una premessa che non aveva bisogno di controlli, di verifiche, tanta era la congenialità, la complementarità. Un'amicizia che non aveva bisogno di frequentazioni: Nino abitava per la maggior parte del tempo a Bari, al Conservatorio, e le occasioni per vederci fuori dal lavoro erano praticamente inesistenti. Ma l’amicizia con Nino era un dato di fatto: esisteva Rota, il musicista, esistevo io, il regista, e di conseguenza esisteva la musica dei miei film.

Domanda: Ed anche il meccanismo della scelta delle musiche per i Suo i film si muoveva proprio grazie a questa vostra profonda intesa?

Fellini: Fin dal primo film, "Lo Sceicco Bianco", la musica è nata sempre nello stesso modo, con l'identico rituale: Nino si sedeva al piano, io gli stavo accanto. Non aveva neanche bisogno di vede re le immagini del mio film, la penombra, il buio della sala di proiezione lo facevano scivolare in una specie
di torpore che a volte si tra sformava in un vero e proprio sonno. Il film glielo raccontavo io, a pezzi, e mano a mano gli esprimevo le esigenze di una certa sequenza e come la musica avrebbe dovuto accompagnare il dialogo o certe inquadrature. E Nino, al piano, captava nel profondo le diverse esigenze del film e, toccando leggermente la tastiera con le dita , faceva nascere con grande spontaneità i diversi temi musicali, senza tanti ripensamenti, senza tante correzioni. Era dotato di una inventiva senza limiti, una inesauribile ricchezza musicale e nello stesso tempo di una sapiente umiltà con cui si adattava a correggere, a variare, modificare quello che aveva scritto se a me sembrava di dover suggerire un cambiamento, una diversa conclusione della frase musicale. Un musicista meraviglioso e in più spregiudicato e geniale collaboratore per un tipo come me, poiché la sua aristocraticità di compositore non gli impediva di accogliere richieste che potevano essere considerate decisamente spurie, addirittura irriverenti rispetto alla prima ideazione del motivo, alla sua cristallina originarietà. Ma Nino Rota comprendeva a fondo le mie esigenze di regista e di buon grado accettava nella frase musicale quelle sottolineature, quelle coloriture che, se non avesse composto per il cinema, avrebbe considerato una specie di sacrilegio. Era straordinaria la sua capacità di compenetrare profondamente le esigenze delle diverse sequenze e di accogliere in partitura sollecitazioni, suoni onomatopeici, o addirittura un ritmo che sembrava contraddire la purezza dell'assunto musicale.

Domanda: A questo punto vorrei sapere se qualche volta la musica di Nino Rota le abbia mai "suggerito" delle immagini dei suoi film.

Fellini: Mi piacerebbe che fosse avvenuto, magari per tramiti misteriosi o magici, indistinguibili e sotterranei. La composizione della colonna musicale in realtà interveniva quando il film era stato completamente girato e doppiato. Solo allora iniziava quella fase, per me particolarmente felice proprio per la presenza gioiosa di Nino Rota, della incisione della musica, donare cioè l'ineffabile vibrazione dei temi e dei motivi musicali a quei volti, a quei ritmi, a quelle cadenze, a quelle luci, a quelle prospettive, a quei volumi, a quei dialoghi, a quelle inquadrature che avevano costituito fino a quel momento la tessitura del film. C'erano però della volte in cui Rota, su mia richiesta, componeva della musica prima delle immagini; accadde per esempio in «Casanova», e nel «Satyricon», dove il colore musicale governava in certi casi il ritmo interno delle riprese, suggeriva quasi il movimento -appunto musicale - delle immagini, scandendo magari le cadenze della recitazione, della gestualità, del dinamismo stesso degli attori. Ma questi erano eventi molto rari. In genere durante le riprese ricorrevo (e ricorro tuttora) alla suggestione di vecchi motivi, canzoni degli anni Trenta, trattenute attraverso gli anni con le stesse emozioni, turbamenti, commozioni dell'adolescenza, e in grado di sprigionare ancora, magari solo per me, strani incantesimi con cui accompagnare, eccitare, illanguidire i suggerimenti del set. Mi affeziono talmente a quelle arie, a quei temi, che poi tenderei a mantenerli fino alla fine, promuoverli a colonna musicale del film. Nino lo capiva benissimo, intelligente e complice, e contraddicendo simpaticamente la sua stessa funzione, diceva che andavano benissimo, che lui non avrebbe potuto scrivere niente di meglio, di più appropriato, di quei motivetti circensi, della "Marcia dei Gladiatori”, di "lo cerco la Titina" ... Poi si metteva
al pianoforte e trovava altri motivi che possedevano lo stesso struggimento, la medesima malia, la medesima ironia, e che finivano per farmi dimenticare completamente le vecchie suggestioni per aderire subito, entusiasticamente alle nuove.

Domanda: Finora abbiamo parlato di Nino Rota come compositore di musica da film mentre in questa registrazione è presente una composizione per archi, che fa parte di un tipo diverso della produzione musicale di Nino Rota. A riguardo cosa pensa?

Fellini: purtroppo non conosco quanto vorrei e dovrei il resto della produzione di Nino Rota, che considero un musicista, da paragonarsi ai più grandi musicisti dell'Ottocento. Il fatto è che la musica mi comunica un tale struggimento da sconfinare in un vero malessere e devo quindi difendermi da lei; evito di ascoltarla! Non vado ai concerti e mi guardo bene dall'inseguirla in modi e luoghi improtetti, e cioè al di fuori del mio lavoro. Solo li, quando diventa materiale del mio film, del mio cinema, non me ne sento invaso, disturbato, e riesco ad ascoltarla, a conviverci senza strazi. Il mio lavoro mi protegge da tutto, dalla febbre, dalle malattie e quindi anche dallo struggimento che mi provoca la musica. Questo atteggiamento che mi ha impedito di conoscere a fondo la produzione di Nino Rota, non mi ha però tenuto lontano da tutti i suoi concerti e, seppur raramente, ho utilizzato i suoi brani musicali non scritti per il cinema. Mi riferisco in particolare al motivo dell'Uccello Meccanico (nel film "Casanova”) che faceva parte di un suo concerto e che io ho voluto per forza nel mio film, o ad altre felici estrapolazioni di cui Nino era sorpreso per primo. Ecco, Nino possedeva anche un'altra facoltà prodigiosa, molto gratificante sul piano della vanità personale, e cioè, era talmente aderente, talmente congeniale la sua fantasia musicale all’atmosfera, al sentimento dei miei film, da darmi quasi l'impressione di averla composta io la musica, io attraverso lui, trasformato improvvisamente in una articolazione, in una longa manus arcanamente sapiente di note e contrappunti. Un incontro, quello con Nino, magico, fatale inteso proprio come incrocio non casuale di destini, come romantica comune appartenenza.
Testi ©Polygram - ©Umusic
Disegni di Federico Fellini